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March 31, 2012

Il genocidio inventato e la massa di pecoroni ignoranti…

by felicitamodna82

Once again I abandon my policy of writing in English. At least for now, because I really don’t have the time to write also in EN and DE. Here it goes: somebody is spreading voices about genocides…that never happened! People should learn history, politics and languages THEN write….but nowadays you just need an account et voilà…tip everything you want!

In quanto storica (MA) e scienziata politica (BA) dell’Europa, con particolare interesse per Italia del Nord, Austria e Baviera, ho ricevuto negli scorsi mesi una segnalazione da un amico telematico, Alessandro De Vecchi, un triestino doc. Un qualche forum nazionalista italiano aveva aperto una discussione molto interessante…cavoli, vuoi dire che noi tontoloni chiusi nella torre iburnea dell´università ci siamo lasciati sfuggire un genocidio avvenuto proprio sotto i nostri occhi?

Il genocidio asburgico. 1866-1918, Come il governo di Vienna progettò e portò a compimento un genocidio di Italiani http://patriottismo.forumcommunity.net/?t=42882887

Un post del 2011 riporta (utilizzo il copincolla):

Il cosiddetto impero austriaco (austro-ungarico dopo il 1866) si è reso responsabile nei confronti della nazione italiana di una gran quantità di crimini e violenze.
È noto come esso abbia contribuito in modo decisivo a perpetuare a lungo lo stato di divisione dell’Italia, il possesso coloniale d’ampi suoi territori sotto dominio straniero, la condizione di sfruttamento economico, repressione culturale, oppressione politica e discriminazione etnica dei suoi sudditi italiani. È invece meno conosciuto come esso abbia progettato e portato a compimento dopo il 1866 un autentico genocidio a danno degli Italiani residenti nei propri possedimenti.

Una valutazione obiettiva e veritiera della natura dell’impero asburgico, fondato sul principio dell’egemonia dell’elemento etnico austriaco, può essere introdotta ricordando la verbalizzazione della decisione imperiale espressa nel Consiglio dei ministri il 12 novembre 1866, tenutosi sotto le presidenza dell’Imperatore Francesco Giuseppe. Il verbale della riunione recita testualmente:
Sua maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l’influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno” [La citazione della decisione imperiale di Francesco Giuseppe di compiere una pulizia etnica contro gli Italiani in Trentino-Alto Adige, Venezia Giulia, Dalmazia, si può reperire in Die Protokolle des Österreichischen Ministerrates 1848/1867. V Abteilung: Die Ministerien Rainer und Mensdorff. VI Abteilung: Das Ministerium Belcredi, Wien, Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst 1971; la citazione compare alla Sezione VI, vol. 2, seduta del 12 novembre 1866, p. 297]
La decisione governativa, presa al più livello dall’imperatore Francesco Giuseppe e dal suo consiglio, di procedere alla germanizzazione e slavizzazione delle regioni a popolamento italiano, Alto Adige, Venezia Giulia e Dalmazia, “con energia e senza riguardo alcuna”, attesta in maniera inequivocabile la natura discriminatoria ed oppressiva dell’impero asburgico nei confronti della minoranza italiana: si ricordi comunque come questo sia solo un esempio fra i molti della politica anti-italiana dell’Austria.
Tale atto di governo, preso direttamente dall’imperatore stesso, esprimeva la chiara volontà di condurre un genocidio anti-italiano, il quale fu poi effettivamente realizzato in Dalmazia ed intrapreso in Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige: soltanto la guerra e la vittoria italiana poterono impedire che anche in queste due ultime regione la presenza italiana fosse cancellata, come era avvenuto in quella dàlmata.

Questo progetto, elaborato consapevolmente dalle più alte autorità dell’impero asburgico e per manifesta volontà di Francesco Giuseppe stesso, fu sviluppato contro gli Italiani con una pluralità di modi:
1) espulsioni di massa (oltre 50.000 espulsi dalla sola Venezia Giulia nei soli primi anni del Novecento)
2) deportazione in campi di concentramento (oltre 100.000 deportati)
3) impiego di squadracce di nazionalisti Slavi nell’esercizio massivo della violenza contro gli Italiani (con migliaia di atti di violenza, attentati, aggressioni, omicidi ecc.)
4) repressione poliziesca
5) immigrazione di Slavi e Tedeschi nei territori italiani favorita in ogni modo dalle autorità imperiali
6) germanizzazione e slavizzazione scolastica e culturale (chiusura delle scuole italiane, cancellazione della toponomastica ed onomastiche italiane, proibizione della cultura italiana in ogni sua forma)
7) privazione o limitazione dei diritti politici
8) limitazione dei diritti civili

Ora, così a naso, la cosa mi sembrava parecchio strana. Possibile che nessuno storico avesse parlato di questa “voglia genocida”? Come mai, ricercando con google, l’intera galassia nazionalista italiana stava riportando allarmata la vicenda, con le stesse parole su tutte le piattaforme di discussione su internet? D’ altronde, però, finché la cosa rimaneva sui forum nazionalisti, poteva essere ignorata.  E’ chiaro che ognuno ha diritto a fare le proprie scelte riguardo alla militanza politica,  e a cantarsele e suonarsele fra simili secondo le proprie convinzioni, cosa che facciamo quasi tutti quando prendiamo posizione su un tema da “esseri umani” e non da professionisti. Al massimo avrei potuto fare chiarezza in vista della discussione della mia tesi dottorale in tutta calma e tenere i risultati per me e la cattedra di Storia Europea dell’Università di Salisburgo.

La cosa, però, è arrivata sulla Wikipedia italiana. Fra la possibilità che fosse un tema rilevante per il mio lavoro e la curiosità, ho anticipato i miei tempi d’azione.

Da brava dottoranda, sono andata diligentemente a consultare i protocolli ministeriali presso la facoltà di Scienze della Società e della Cultura di Salisburgo. Ho trovato i volumi relativi al gabinetto Belcredi e li ho letti attentamente, confrontandomi poi anche con gli studi che ho fatto e continuo a fare per le mie pubblicazioni.

Sperando che la casa editrice non si arrabbi (bitte keine Anklage!!!Ich habe kein Geld! Fair Use – Studienzwecke!), riproduco il pezzetto della discordia…è una porzione piccolissima che riproduco per motivi di studio – diciamo così – ed è reperibile in tutte le biblioteche universitarie dell’Austria, nonché – suppongo – anche in altre biblioteche nel mondo.

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Si tratta sicuramente di misure molto dure, ma del tutto limitate alla sfera burocratica: parliamo di un “ordine imperiale” di favorire l’occupazione di cariche ufficiali, burocratiche o di possibile influenza sulla popolazione (quali maestri di scuola) da parte di persone che non subissero l’influenza “italiana”, cioè che non facessero propaganda per la riunione di tutte le terre di lingua romanza/neoromanza sotto il Regno dei Savoia. Questo per il Tirolo del Sud, la Dalmazia ed il Litorale (interessante la non menzione del Welschtirol, il Trentino, ma solo quella di SüdtirolQuesto rimane un punto da chiarire. Da aggiornamento del luglio 2012 rimango ancora stupita dall´uso di  quest´espressione che ho sempre e solo trovato in fonti non ufficiali nel periodo prima della prima guerra mondiale. In un documento diocesano salisburghese del 1917 ho trovato l´espressione “sudtirolesi” rivolta proprio ai trentini, come modo per definire semplicemente la gente del Tirolo del Sud). Ora, è bene sottolineare subito che stiamo parlando dell’immediato post-1866, cioè del dopo “Terza guerra d’indipendenza”, per usare la definizione abbastanza etnocentrica che viene utilizzata nella didattica e – spesso – anche nella ricerca italiana. I problemi concreti dell’Impero erano legati ai segni di cedimento e disgregazione, che provenivano innanzitutto dagli ungheresi ed ovviamente dai Walsche militanti (non il popolo trentino, per esempio, piuttosto freddo rispetto alle idee nazionalliberali italiane…), che ora avevano un possibile stato nazionale a cui guardare. Negli stessi anni e negli anni successivi le strategie dell’Impero compresero, non a caso, uno stretto controllo sulle attività della Pro Patria – dal 1890 della Lega Nazionale – ed un sostegno ai croati – l´elemento croato all´interno dell´Impero – in funzione anti-ungherese. Ora, però, la ricerca non si può fermare qui. C’è da contestualizzare ed approfondire. La stessa edizione dei protocolli aiuta, in questo senso.

All’inizio del volume i curatori offrono un commento alla situazione dell’Impero, che contiene anche una sorta di glossa per questo punto dell’ordine. La trovate nello stesso tomo, alle pagine LI e LII. Il punto arrivò all’ordine del giorno a causa degli sviluppi poco sereni degli ultimi mesi, in un odg troppo lungo e completamente pieno. Il gabinetto mandò due giorni dopo una missiva alle autorità distrettuali di Trieste e del Litorale che invitò a pianificare coerentemente il controllo dell’ “elemento italiano”. Qualora fosse stata applicata conseguentemente – così i curatori – una simile direttiva avrebbe portato ad una modificazione sostanziale dell’ordinamento elettorale in vigore col precedente cancelliere, il liberale Anton von Schmerling, ordinamento che aveva come scopo il favorire nel Litorale l’elemento italiano-urbano rispetto a quello slavo-contadino. (Ma tu guarda…). Le direttive non furono applicate (e d’altronde, aggiungo io, non poteva essere diversamente, dato che la situazione cambiò parecchio per l’Austria – poi Austria-Ungheria) se non in due casi dove pare di poter vedere un tentativo di dar seguito alla politica di controllo sulle possibili influenze italiane. Uno dei casi è lo sforzo di porre fine all’uso dell’italiano come lingua di trattativa ufficiale (in affari o a livello amministrativo e burocratico, così si traduce il concetto di Geschäftssprache!) a Trieste, Gorizia ed in Istria. Nel punto successivo dell’ odg si evincono altri elementi interessanti: si discusse se applicare l’amnistia in seguito al trattato di pace al segretario del Consiglio comunale di Gorizia, Carlo Favetti, “pericoloso agitatore” e sudtirolese. Per molti, fra cui la suprema autorità distrettuale di Trieste, non era da amnistiare in quanto “pericolosissimo agitatore”, e dello stesso parere era il cancelliere, che era al corrente della sua militanza per un Sudtirolo italiano. Il ministro degli esteri era invece per la clemenza. Favetti fu poi però amnistiato nel febbraio del 1867 in seguito a richiesta del ministro della giustizia.

Insomma, dopo un po’ di lavoro appare che non solo non vi fu genocidio (se no, perché non cominciare con Favetti?) ma che perfino le misure di controllo dell´”italianitá” furono accantonate, fermo restando la vigilanza sugli attivisti Pro Patria – Lega Nazionale e la punibilità di reati come attentati, diserzioni (cose comuni in ogni stato, perfino nelle democrazie liberali del 20° secolo). Il confine fra promozione della lingua e della cultura italiana/romanza e l’attivismo politico anti-Aquila a due teste non era facile da discernere in alcuni casi; nonostante ciò gli italofoni-Volksitaliener continuarono a poter vivere come Volksitaliener qualora evitassero di incorrere nelle maglie della giustizia penale (leggi pericolo per lo stato) o amministrativo (leggi non essere in possesso dei requisiti di residenza o cittadinanza necessari). Insomma, i punti elencati dai nostri visionari patrioti sono prodotto di fantasia. Dopo i Protocolli dei Savi di Sion, in effetti, sentivamo la mancanza di un qualche protocollo immaginario, e questa volta ce li siamo trovati “compilati” a partire da dei Protocolli reali – anzi, imperiali!

Il gabinetto Belcredi fu caratterizzato da politiche volte, conformemente alle idee dello stesso Belcredi,  alla conservazione dell’Impero “Austriaco”, eventualmente alla sua trasformazione in senso federalista, e alla sua difesa dall’elemento “italiano” o “prussiano” o “ungherese”. Non a caso le trattative con l’Ungheria prima ed il compromesso poi nel 1867 videro la sua uscita di scena dalla politica. I tempi stavano cambiando e Belcredi ritenne di non essere più un attore adatto per il nuovo palcoscenico, probabilmente. Sulla sua figura vorrei ricordare anche che  proveniva da una famiglia nobile di origine italiana, pur essendo lui moravo di madrelingua tedesca. Un bell’esempio della complessità dell’Impero Austriaco.

Nessuna misura di repressione (tanto meno di pulizia etnica o genocidio) contro gli italiani in quanto tali da parte dell’Impero è stata finora da me riscontrata nelle fonti e nella letteratura, esclusi gli anni della guerra mondiale quando, ovviamente, vi furono rifugiati, internati civili, prigionieri di guerra (come in tutti gli stati coinvolti). Per ora so solo di alcuni ordini di vigilanza del 1907 (vedere nota bibliografica alla fine) rivolte ai Reichsitaliener (italiani regnicoli) lavoratori immigrati nel Tirolo e nel Salisburghese, quindi in un’ altra epoca in cui gli equilibri di potere in Europa e nel Mediterraneo si stavano spostando ed era in preparazione la guerra.  Non a caso le misure stesse erano da intendersi come direttive finalizzate al non farsi trovare impreparati in caso di mobilitazione bellica. D’altronde anche leggendo alcune opere (Una storia balcanica, a cura di Lorenzo Bertucelli e Mila Orlic; Strategie educative dei ceti medi italiani a Trieste tra la fine del XIX sec. e il 1914, di Vittorio Caporrella – un’opera decisamente “italianissima” ma che non nasconde la situazione di autonomia degli italofoni triestini-, Das Deutschenbild Alcide De Gasperis(1881-1954), di Michael Völkl, per citare le prime cose che ho sulla mia scrivania fisica o virtuale) si percepisce come le comunitá di lingua italiana/veneta, friulana, ladina avessero tutte le libertá previste dalle leggi austroungariche, ed in lingua italiana si potessero gestire scuole e corsi universitari.

Il problema è che troppo spesso gente a cui mancano i fondamentali di storia, scienza politica, diritto , lingue (ragazzi, col Macaroni-English o col Macaroni-Deutsch non si va da nessuna parte!) ha oggi il diritto di scrivere, e questo non su una propria pagina ma su un’enciclopedia come Wikipedia. E qui la nuova segnalazione di Sandi, che mi fa notare come una serie di cagate pazzesche (cit. Fantozzi) siano state recepite un tanto al braccio e sbattute lì. Già che c’erano, mi fa notare Sandi, è stato pure messo il povero Konrad zu Hohenlohe, da sempre impegnato nella mediazione proprio con gli italiani, specie in funzione di controllo sugli slavi, come mostro anti-italiano. Forse il povero principe è finito sulla lista nera a causa delle sue simpatie per le rivendicazioni dei lavoratori? Sandi mi segnala anche che è di dominio pubblico fra i triestini il fatto che i “provvedimenti di Hohenlohe” fecero licenziare i Reichsitaliener – non i Volksitaliener cittadini austroungarici, ma i regnicoli –  dipendenti del Comune di Trieste. Difficilmente un’istituzione permette di occupare cariche ufficiali senza la cittadinanza, anche nelle democrazie liberali! Di nuovo, quindi, nessuna deportazione e nessun genocidio. In merito ho trovato la voce enciclopedica curata dall’Accademia Austriaca delle Scienze che conferma quanto affermato da Sandi: http://epub.oeaw.ac.at:8000/oebl/oebl_H/Hohenlohe-Schillingsfuerst_Konrad_1863_1918.xml

Intendiamoci, lo stesso dico degli altrettanto incresciosi episodi di dalmati di lingua veneta/italiana/romanza/come vi pare  “trasformati” in croati sulla Wiki inglese, una falsificazione ed un anacronismo insieme. (qui la fonte da cui sono venuta a sapere della cosa, in particolare consiglio la visualizzazione dell’articolo sui dalmati dimenticati http://www.storiainrete.com/4773/medio-evo/marko-polo-esploratore-croato-lennesimo-scippo-storico-di-zagabria ) D’altronde sempre di nazionalisti si parla…e proprio per un nazionalista sembra difficile accettare che vi furono, nella storia,  realtà che cercarono di far convivere diverse identità linguistiche e culturali, che esistettero stati non corrispondenti agli odierni con una cittadinanza che non era necessariamente collegata alla lingua madre, ecc… Sulla liceità e sulla fattibilità di una simile progettualità politica non intendo discutere in questo post, per separare il discorso politico da quello storico. Qui vorrei solo ricordare che gli anacronismi da nazionalista del 19° e primo 20° secolo sono veramente ridicoli e spesso sono mirati più al giustificare l’odierno che allo scrivere la storia in maniera scientifica. Un esempio che a me sta a cuore? Raimondo Montecuccoli ed il Muratori, modenesi come me, citati come italiani dalla Wiki italiana, il Montecuccoli citato come austriaco dalla Wiki austriaca. Non sono in preda ad un delirio campanilista, parlo dei Ducato di Modena, stato indipendente fino al 1859 e con una storia molto particolare mai sufficientemente valorizzata come é successo con quella del Libero Comune, alla quale la prima é strettamente connessa(sugli anacronismi assurdi segnalo anche un altro post del mio blog, quello sulla mostra per il 150° dell’Italia…).

Detto questo, le campagne basate su falsi storici sono cose che danno fastidio a me che sono una professionista del mestiere. Rimango del tutto irritata dal dilettantismo mili-tonto spacciato per storia, nonché dal bisogno di arrabbiarsi con la morta e sepolta Austria-Ungheria per presunti torti anti-italiani (in realtà semplici rivalità con lo stato savoiardo, una cosa ben diversa) nell’anno di grazia 2012.  Posso immaginare quanto sia poco gradito tutto ciò dai  poveri triestini, che mi hanno gentilmente segnalato queste vicende, triestini per secoli austriaci (eh, già, a scuola in Italia non lo insegnano che Trieste si era offerta agli Asburgo alla fine del 1300…vero?) e negli ultimi decenni confusi con veneti, friulani, istriani, dalmati e vittime di continue falsificazioni della loro storia.

Per ulteriori info: a destra trovate i link a due miei libri, in cui affronto in parte la storia dell’Austria; nei libri di storia militare troverete che nella Marina Imperialregia l’italiano era una lingua molto comune; spero quest’anno di finire e difendere la tesi di dottorato in cui, fra i tanti temi, affronto il tema dei profughi e degli internati trentini, triestini e dalmati a Modena e Salisburgo; se conoscete Sandi (Alessandro De Vecchi), potete accedere alla sua nutrita e curata documentazione sui falsi storici di stampo  revanscista-nazionalista, per la quale sono grata; le pagine di Wikipedia su Trieste, Dalmazia ecc…riportano spesso i falsi storici e lasciano visibile l’eventuale discussione sulle modifiche. Le misure del 1907 citate sopra, da in Hans Haas, Salzburg in der Habsburgermonarchie. Nationalbewusstsein, Patriotismus und Krieg. Der Krieg, in Heinz Dopsch, Hans Spatzenegger(hrsg. von), Geschichte Salzburgs. Stadt und Land, Bd. II, Neuzeit und Zeitgeschichte, 2. Teil, Salzburg, Universitätsverlag Anton Pustet 1988, p. 1007 e seguenti. Cito anche gli atti di una conferenza, Die Donaumonarchie und die Südslavische Frage von 1848 bis 1918, editi da Adam Wandriszka, Richard Georg Plaschka e Anna Drabek. Alcuni temi sono stati da me affrontati nei papers presentati da me ad alcune conferenze: cito in particolare il paper http://independent.academia.edu/FelicitaRatti/Talks/47939/Modena_and_Salzburg_during_and_after_FWW._The_case_of_mobilization_of_urban_elites_and_bourgeoisie_during_the_world_and_in_the_aftermath . Un articolo interessante è anche questo di Stefan Wedrac per la Rivista «Storia e Futuro», L’ Ira dell’Aquila, nonostante metta nuovamente Raimondo Montecuccoli come italiano 🙂 http://www.storiaefuturo.com/it/numero_19/articoli/1_lega-nazionale-litorale-austriaco-trieste~1224.html#1 con le versioni in italiano e tedesco nonché un riassunto in inglese.

Il cartello che segnò il confine a Borghetto fra Regno d’Italia e Impero Austro-Ungarico fino alla sua poco delicata rimozione nel maggio 1915 – Foto Felicita Ratti – Museo italiano della guerra

Sul problema Welschtirol/Trentino/Südtirol, ammetto che nella

maggior parte dei testi accademici i trentini vengono chiamati sudtirolesi,  mentre in alcuni documenti da me analizzati nell´Archivio Diocesano di Salisburgo i trentini vengono chiamati proprio “sudtirolesi”. Nelle fonti prevale l’ambiguità terminologica rispetto alla relativa chiarezza della letteratura accademica di qualità. La questione rimane aperta, ma molto probabilmente si intendeva l’intero Tirolo del Sud fino al Borghetto.

(continua – da rifinire – commenti costruttivi per una storiografia europea di livello sempre ben accetti, commenti distruttivi = si cercherà di volgerli in chiave costruttiva)


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September 15, 2010

Answer to a book review for my Una Regione Ospedale (Italian)

by felicitamodna82

Somehow the Italian blog Frontiere Digitali does not allow me to comment this review, although they are supported by WordPress too. I am waiting for a solution to be found. In the meanwhile, I post my comment here, even though my blog was not meant to write about my scientific activities:

Innanzitutto ringrazio della recensione positiva ed entusiasta e dell’evidente impegno a leggere con accuratezza e a commentare così approfonditamente la nostra opera, peraltro uscita da poco e sicuramente non ascrivibile fra le “letture estive”.

Nell’ambito dello spirito della discussione pubblica sui contenuti, ci tenevo ad aprire un dialogo su un punto. Lei scrive che la mia scelta dei territori da comparare la lascia perplessa, soprattutto sulla base dei dati da me stessa forniti. Nel passaggio principale intendo sottolineare come la Provincia di Modena, in teoria unità amministrativa gerarchicamente inferiore al Land se prendiamo le entità statati Regno ed Impero, non pone problemi dal punto di vista demografico rispetto alla comparazione in quanto, addirittura, più popolosa del Land. Le motivazioni del mio confronto si dilungano però per i sottocapitoli successivi (da pag. 153 fino a pag. 165, più o meno) e delineano diversi paralleli  nelle funzioni dei due territori, oltre ad alcune similarità a livello di società. Non so se questo possa aiutare a chiarire meglio. Ho delineato le linee guida della mia comparazione relative a questa ricerca, lo stesso farò in maniera ben più approfondita (circa due capitoli) nella tesi di dottorato.

Sulle generiche perplessità sulla storia comparata poco posso fare, in quanto ha i suoi sostenitori assoluti, i suoi detrattori e coloro che pensano che rispetto a certi temi possa essere una metodologia piena di risorse e vantaggi. Si può discutere, quindi, su questo, ma la critica alla mia comparazione così presentata appare priva di argomentazione e sembra più un pretesto per attaccare la scelta comparativa in sé, sminuendo il valore della ricerca (il buon giornalista sa che “il mostro si sbatte in prima pagina”, e chiunque legga trova come prima cosa una critica anziché una lode).

Sacrosanta, invece, la critica sulla mancanza di un capitolo conclusivo, peraltro doveroso nella prassi accademica più rigorosa, ma sacrificato per questioni pratiche legate alla pubblicazione, cioè i limiti nel numero di pagine.

Cordiali saluti

Felicita Ratti

The review can be found here:

http://www.frontieredigitali.it/online/?p=1890

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